Prof Maurizio Del Bue
kit PRP commerciali e risultati terapeutici

In un precedente articolo avevamo messo in evidenza la variabilità dei risultati ottenuti con diversi kit di preparazione di PRP, valutando uno studio fatto sulla bibliografia presente.

Gli studi sul PRP ottenuto attraverso kit di concentrazione del sangue, sono numerosi, soprattutto per quanto concerne l’utilizzo in medicina umana.

Questi hanno messo in evidenza le differenti caratteristiche dei PRP ottenuti con i diversi sistemi e hanno rivelato un’ampia variabilità nelle concentrazioni di fattori di crescita, piastrine e leucociti contenuti al loro interno.

Kit PRP e risultati terapeutici.

Questa considerazione è importante soprattutto quando si valutano i risultati di studi che vogliono dimostrare gli effetti terapeutici del PRP.

I risultati ottenuti con l’utilizzo di un kit non possono essere riferiti a tutti i kit in commercio, ma solo per quel determinato kit.

Inoltre, il risultato terapeutico può essere oggetto di valutazione solo se è stata preventivamente fatta una conta cellulare che indichi la concentrazione piastrinica del PRP somministrato.

Senza questa preliminare osservazione, è impossibile dire cosa si è utilizzato.

E’ importante sapere che non esiste un PRP standard che sia applicabile in tutte le condizioni patologiche e che funzioni in tutte le necessità terapeutiche, per cui un preparato ottenuto con un determinato metodo, che è stato efficace in un soggetto con una determinata patologia non è detto che fornisca lo stesso risultato per altro soggetto o situazione patologica.

Da ciò si può dedurre che molti studi debbano ancora essere effettuati al fine di definire il vantaggio o svantaggio di un preparato rispetto ad un altro in medicina umana.

Ma se la questione è ancora aperta nell’uomo, non lo è meno in medicina veterinaria, dove molte aziende promuovono l’utilizzo di kit ad uso umano, convertito per uso canino.

Sono pochi gli studi che hanno definito le caratteristiche ottenute dalla lavorazione attraverso i kit e discordanti i risultati.

  • Uno ha messo in evidenza come, un sistema basato sulla filtrazione, fosse in grado di concentrare le piastrine 3 volte rispetto al sangue intero, ma che anche la concentrazione di leucociti fosse aumentata. [2]
  • Un altro studio [3] mostra come un metodo basato sulla concentrazione con centrifuga fosse in grado di aumentare di 6 volte le piastrine, ma non è stata valutata la quantità di leucociti.

Ma attenzione: questo stesso kit riusciva a concentrare il sangue umano due volte rispetto al sangue intero. [4]

Da questa osservazione si può anche desumere che i dati ottenuti sul sangue umano non possono essere ritenuti validi anche per quello canino.

Detto questo, è necessario riflettere su un altro aspetto: quanto possono essere probanti gli studi effettuati sull’efficacia terapeutica del PRP ottenuti con Kit commerciali?

Questi studi hanno valutato la qualità del concentrato ottenuto, prima che venisse somministrato?

La maggiorparte degli studi presenti in bibliografia non hanno fatto questa valutazione preliminare.

Ad esempio.

Uno studio [5] ha valutato la guarigione dell’osso ulnare con una lesione indotta.
I cani venivano sottoposti a trattamento con gel piastrinico ottenuto con granuli di fosfato di calcio aggiunti a PRP proveniente da un Kit commerciale e, come controllo, solo granuli di fosfato di calcio.

I due gruppi non hanno mostrato alcuna differenza nella rigenerazione ossea.

Non è dato però di sapere la qualità del PRP utilizzato, perché, nonostante lo studio citi altre sperimentazioni che hanno utilizzato lo stesso metodo di preparazione, anche in essi nessun dato è presente sulla qualità del PRP ottenuto.

Non si conoscono cioè le concentrazioni di piastrine, leucociti, fattori di crescita ed eritrociti presenti al loro interno.
In pratica non si sa cosa si è utilizzato.

Inoltre, è fondamentale comprendere e tenere in considerazione il fatto che i risultati ottenuti su sangue umano non sono validi e trasferibili su quello animale, di conseguenza tutte le sperimentazioni fatte partendo da questo assunto non hanno validità alcuna.

Ecco perché è così importante comprendere la qualità dei prodotti ottenuti con i diversi metodi di concentrazione del sangue canino.

Studio su 5 kit di preparazione commerciale del PRP

Questo studio valuta la qualità dei PRP ottenuti da 5 kit di preparazione commerciale che utilizzano metodi diversi di concentrazione e registrati per l’utilizzo sul sangue canino.

4 kit utilizzano un metodo di centrifugazione per la concentrazione, mentre uno ottiene il PRP attraverso filtrazione.

I cani utilizzati sono 15, tutti sani, il cui sangue è stato preventivamente valutato nelle qualità dei componenti cellulari.

Sono stati preparati i PRP seguendo le indicazioni delle case produttrici.

Solo in un caso è stato utilizzato un metodo di centrifugazione diverso (Kit 2) da quello indicato dalla ditta.

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Valutazione dei risultati

I 5 sistemi di preparazione differiscono in modo sostanziale non solo sulla capacità di concentrazione cellulare, ma anche sulla quantità di preparato ottenuto, in base alla quantità di sangue processato.

In particolare, quest’ultimo dato varia da 9 ml a 55 ml.

La quantità di PRP ottenuto varia dai 2,9 ml a 6,2 ml.

Concentrazione piastrinica: valori molto variabili

La variabilità della concentrazione piastrinica ottenuta dai diversi sistemi è notevole, nonostante sia stata consistente la loro capacità di farlo.

Ciononostante:

il sistema 1 non è stato in grado di concentrare le piastrine; anzi la quantità finale è risultata inferiore rispetto al sangue intero.

Questo preparato, quindi, non può essere considerato un concentrato ricco di piastrine.

Ma non sempre un’alta concentrazione di piastrine assume il significato di alta qualità del PRP.

Se è infatti vero che molte piastrine significano un’alta concentrazione di fattori di crescita, allo stesso modo potrebbero essere indicativi anche di un’alta quantità di fattori proinfiammatori, come le citochine.

Ne è la riprova uno studio [6] che ha messo in evidenza come (in vitro) la produzione di collagene è ridotta da un PRP con una maggior concentrazione piastrinica e ridotta quantità di leucociti.

Altri studi hanno messo in evidenza come, sui topi, una maggior concentrazione piastrinica riduca l’osteoinduzione, con demineralizzazione della matrice ossea.

Ma sono molte le osservazioni in merito al fatto che non esista una risposta biologica lineare e dose-dipendente alla concentrazione piastrinica.

In sintesi, quindi, non è un assunto quello per cui una alta concentrazione di piastrine significhi anche alta capacità terapeutica di un PRP [7].

Concentrazione leucocitaria.

Anche questo dato ha ottenuto risultati piuttosto variabili.

  • 2 kit hanno aumentato la quantità rispetto al sangue intero,
  • 1 kit non l’ha modificata,
  • 2 ne hanno ridotto la quantità.

Il rapporto piastrine/leucociti ha ottenuto una variabilità altissima: da 23 a 820.

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Correlazione tra la concentrazione piastrinica, leucocitaria e risultato terapeutico nel PRP.

Dall’analisi degli studi presenti, pare che una ridotta concentrazione leucocitaria ottenga risultati terapeutici migliori, ma non in assoluto.

È infatti stato osservato che è il rapporto concentrazione di piastrine e leucociti ad essere determinante, non il solo valore di leucociti, il cui valore ottimale, invece, rimane sconosciuto (o non sufficientemente investigato).

Studi sulla sintesi del collagene equino da parte di tenociti hanno mostrato risposte diverse a seconda della concentrazione percentuale somministrata.

Anche il valore dell’ematocrito è stato messo in evidenza, proprio perché il suo valore, insieme a quello della concentrazione dell’emoglobina, nel PRP è piuttosto dibattuto.

Studi in vitro su sinoviociti umani hanno messo in evidenza come la morte cellulare fosse significativa in preparati con alte concentrazioni di cellule rosse e l’analisi di questi risultati ha fatto dedurre che, per applicazioni intrarticolari, la concentrazione dell’ematocrito dovrebbe essere quantomeno irrisoria.

I risultati sulla sua concentrazione relativi a questo studio sono riportati in tabella 1.

Limiti dello studio.
Considerazioni finali sull’uso dei Kit PRP come preparazioni commerciali.

Come limite di questo studio, bisogna considerare:

  • il fatto di aver utilizzato i kit, ma che i metodi di centrifugazione fossero quelli presenti in laboratorio e non quelli compresi nei kit.
  • Non si sono utilizzati metodi di conta cellulare validati come specifici per il PRP. Ciononostante, sono state fatte tutte le valutazioni preliminari atte al corretto conteggio.
    Inoltre, il produttore degli analizzatori ha messo in evidenza come il range di errore potesse essere valutato in un eccesso di concentrazione piastrinica eventualmente ottenuto in questo studio.

L’utilizzo dei kit commerciali ha indubbi vantaggi dal punto di vista della minor possibilità di contaminazione del preparato ottenuto e della maggior velocità di preparazione dello stesso.

Ma non tutti i kit sono uguali e ci sono passaggi in cui il sangue viene a contatto con l’aria.
Quindi, il rischio di contaminazione aumenta, quando aumenta la necessità di manipolazione esterna al sistema.

È importante però segnalare che nessuna indagine batteriologica è stata fatta e che futuri studi potrebbero mettere in evidenza quale è metodo più a rischio di contaminazione.

Dalla variabilità dei preparati ottenuti si evince che, per valutare il risultato, è importante porre attenzione non soltanto sul kit utilizzato, ma soprattutto sulla qualità del PRP ottenuto.

Inoltre, alla luce dei risultati qui evidenziati, sarebbe utile fare una revisione dei risultati terapeutici ottenuti attraverso kit di preparazione di PRP che non abbiano prima valutato le caratteristiche quali/quantitative delle somministrazioni, ricordando inoltre il differente risultato ottenuto dal kit con il sangue umano, rispetto a quello animale.

Bibliografia:
  1. Characteristics of canine platelet-rich plasma prepared with five commercially available systems.
  2. Fahie MA, Ortolano GA, Guercio V, et al. A randomized controlled trial of the efficacy of autologous platelet therapy for the treatment of osteoarthritis in dogs. J Am Vet Med Assoc 2013;243:1291–1297.
  3. Thoesen MS, Berg-Foels WS, Stokol T, et al. Use of a centrifugation-based, point-of-care device for production of canine autologous bone marrow and platelet concentrates. Am J Vet Res 2006;67:1655–1661
  4. Stief M, Gottschalk J, Ionita JC, et al. Concentration of platelets and growth factors in canine autologous conditioned plasma. Vet Comp Orthop Traumatol 2011;24:122–125.
  5. Rabillard M, Grand JG, Dalibert E, et al. Effects of autologous platelet rich plasma gel and calcium phosphate biomaterials on bone healing in an ulnar ostectomy model in dogs. Vet Comp Orthop Traumatol 2009;22:460–466.
  6. Boswell SG, Schnabel LV, Mohammed HO, et al. Increasing platelet concentrations in leukocyte-reduced platelet-rich plasma decrease collagen gene synthesis in tendons. Am J Sports Med 2014;42:42–49.
  7.  Ranly DM, McMillan J, Keller T, et al. Platelet-derived growth factor inhibits demineralized bone matrix-induced intramuscular cartilage and bone formation. A study of immunocompromised mice. J Bone Joint Surg Am 2005;87:2052–2064.

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