Prof Maurizio Del Bue
prp e SFV per artrosi

La displasia dell’anca è una delle cause più frequenti di artrosi nel cane.

In questo articolo riportiamo i risultati di uno studio in cieco, in cui 22 cani con displasia dell’anca, sono stati trattati con iniezione intravenosa e intrarticolare di un’associazione di SVF (Frazione Stromale Vascolare) e PRP (Plasma Ricco di Piastrine), al fine di valutare l’impatto di questi trattamenti sull’artrosi che la patologia ha provocato.

E’ chiaro, quindi, che non si parla di curare la displasia in sé, ma il processo degenerativo cronico che tale malformazione provoca a livello articolare.

Displasia dell’anca nel cane: cos’è?

La displasia dell’anca è una patologia genetica, quindi trasmissibile, che può colpire fino al 40% dei soggetti in razze predisposte.

E’ una malformazione dell’articolazione coxo-femorale.
L’osso del bacino accoglie la testa del femore in una piccola insenatura (l’acetabolo).
La stabilità della parte è garantita da una serie di legamenti, tendini e muscoli.

Se, durante la crescita, la testa del femore e l’acetabolo non combaciano perfettamente, le cartilagini che le ricoprono subiscono alterazioni e vanno incontro a un processo di degenerazione.

articolazione dell'anca cane

Ovviamente ci sono moltissimi fattori che ne influenzano l’insorgenza, tanto che la malattia è definita a eziologia (causa) multifattoriale, in cui però la componente genetica è dominante.

Importantissima la diagnosi precoce.

Essere in grado di valutare e riconoscere la malattia fin dal 3°- 4° mese di età del cucciolo, quando è ancora asintomatica, significa poter intervenire con trattamenti sia chirurgici che conservativi (a seconda della gravità della malformazione) che consentirebbero una più lenta progressione dei processi degenerativi ai quali, inevitabilmente, la parte andrà incontro.

Displasia dell’anca, quali i trattamenti possibili?

A livello preventivo è soprattutto la chirurgia, applicata in soggetti molto giovani, che sarà in grado di contrastare la gravità della lesione e tipo di malformazione presente.

Se invece la displasia è ormai conclamata sul soggetto adulto, l’artrosi si è ormai instaurata; oltre al trattamento chirurgico, che sarà inevitabilmente più invasivo, si dovranno anche attuare trattamenti ausiliari volti a:

  • riduzione del dolore articolare,
  • ripristino della muscolatura, che per difetto di utilizzo potrebbe essere meno sviluppata
  • tentativo di limitare l’evoluzione dell’artrosi.

La scelta del protocollo corretto varia in relazione  diversi fattori, quali:

– l’età del soggetto,
– la gravità dell’osteoartrosi (OA),
– la condizione generale e
– molto altro ancora.

I rimedi più frequentemente consigliati sono:

  • perdita di peso,
  • esercizi fisioterapici mirati alla riduzione del carico sull’articolazione,
  • crioterapia,
  • ultrasuoni,
  • terapia laser,
  • elettrostimolazione e molti altri.

Il ventaglio dei trattamenti conservativi si basa sull’impiego di farmaci antinfiammatori e di nutraceutici, che non sono però in grado di raggiungere e bloccare i mediatori proinfiammatori responsabili dei processi catabolici che si instaurano all’interno dell’articolazione artrosica.
(Per approfondire il meccanismo abbiamo scritto qui un articolo a tema stress ossidativo e artrosi nelle articolazioni).

In queste situazioni, infatti, il trattamento ideale sarebbe quello in grado di invertire o bloccare la cascata di reazioni che portano all’infiammazione cronica.

Trattamento dell’artrosi da displasia dell’anca nel cane con Cellule Staminali Mesenchimali (MSC)

Esistono diversi studi che hanno messo in evidenza l’efficacia di trattamenti singolarmente effettuati: di cellule staminali iniettate in articolazione, oppure intravenose o ancora, somministrazioni intrarticolari di PRP.

Lo studio che stiamo presentando ha cercato di valutare se un’associazione PRP-MSC potesse potenziare l’efficacia del trattamento.

Le Cellule Staminali Mesenchimali (MSC) sarebbero, teoricamente, in grado di raggiungere l’obiettivo di bloccare l’infiammazione cronica.
Queste, infatti, raggiunto il tessuto danneggiato, possono differenziarsi in cellule del tessuto dell’ospite, ma sane e in grado di ristabilire il processo di guarigione.

Nell’osteoartrosi si pensa che l’effetto terapeutico di queste cellule sia associato alla loro capacità di:

Le cellule staminali mesenchimali sono cellule multipotenti, che contengono una popolazione eterogenea di cellule con diversa capacità replicativa e di differenziazione (staminalità).
Dopo il prelievo dal midollo osseo (BM-MSC) o dal tessuto adiposo (Ad-MSC), le cellule in genere vanno espanse in laboratorio in determinate condizioni, prima di essere impiantate nel paziente.

  • immunomodulazione e reversione della cascata proinfiammatoria,
  • attività angiogenetica (capacità di creazione di nuovi vasi sanguigni),
  • attività antiinvecchiamento e  rallentamento della morte cellulare (apoptosi),
  • riduzione della formazione di tessuto cicatriziale.

Cellule staminali iniettate per via endovenosa (grazie alla loro attività di homing), sono in grado di raggiungere il tessuto danneggiato, comprese le articolazioni, e di svolgere un’azione antinfiammatoria e immunomodulatrice a livello locale.

Iniezioni locali intrarticolari di cellule staminali in giunture affette da osteoartrosi (OA) hanno prodotto un miglioramento clinico sia da un punto di vista soggettivo (da parte del proprietario) che oggettivo (da parte del medico curante) per un periodo piuttosto lungo (7 mesi) dopo un singolo trattamento.

trattamenti-prp-in-artrosi-con-displasia-dellanca

Svantaggi del trattamento con cellule staminali per via endovenosa.

Nonostante gli ottimi risultati che sarebbero raggiungibili con questo tipo di terapia, l’utilizzo di cellule staminalinon è sempre applicabile, soprattutto per via endovenosa.

  • La difficoltà nella preparazione delle cellule, che necessitano di essere coltivate in vitro;
  • la normativa vigente che sconsiglia di utilizzare cellule di soggetti diversi dal donatore (le linee guida indicano come sicure solo le cellule autologhe);
  • i costi del prelievo delle cellule, che necessita di anestesia per essere effettuato.

Inoltre, è necessario affidarsi sempre a personale altamente qualificato e con esperienza in questo campo, perché gli effetti collaterali potrebbero sempre sorgere, soprattutto se la preparazione non è effettuata in modo corretto, o se la concentrazione di cellule non è ottimale.

Possibili effetti collaterali delle cellule staminali.

Il meccanismo d’azione e le potenzialità di questi preparati non sono ancora completamente conosciuti, per cui l’utilizzo endovenoso delle cellule staminali, potrebbe ad esempio provocare:

  • tromboembolia,
  • formazione di coaguli (per attivazione dei processi di coagulazione da parte delle cellule),
  • impossibilità di prevedere se le cellule, in caso di presenza di cellule neoplastiche (tumori) non fossero in grado di trasformarsi esse stesse in cellule tumorali.
    A fronte dell’ipotetica possibilità che cellule spiccatamente deputate a moltiplicarsi possano interagire e servire da stimolo per cellule già presenti nel tessuto con queste caratteristiche (come le cellule tumorali) esistono anche studi che prevedono la possibilità di utilizzare le MSC come veicolo per farmaci antitumorali, tali da portare a contatto con le cellule patologiche i farmaci specifici per combatterle.

La Frazione stromale, come alternativa di trattamento per l’artrosi nel cane.

La Frazione Stromale Vascolare (SVF)  è  quella frazione di tessuto che si ottiene mediante digestione enzimatica o frammentazione meccanica del tessuto adiposo prelevato mediante liposuzione o incisione chirurgica.
La sicurezza è garantita dal fatto che sono cellule autologhe (derivanti dal paziente stesso).

Frazione Stromale Vascolare (SVF), come si ottiene?

Dopo il prelievo, il tessuto adiposo può essere trattato in modo meccanico oppure per via enzimatica fino ad ottenere questa popolazione mista di cellule, ricca di MSC, che sono pronte per l’uso e possono essere somministrate immediatamente al paziente

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Inoltre, la SVF (Frazione Stromale Vascolare) contiene:

  • cellule precorritrici dei tessuti endoteliali,
  • monociti,
  • macrofagi,
  • fibrobalsti,
  • preadipociti ed altre popolazioni cellulari.

Queste sono in grado di indurre gli stessi effetti benefici delle cellule staminali.

Il PRP intrarticolare nel trattamento dell’artrosi del cane.

L’utilizzo del PRP nell’artrosi del cane è stato ampiamente sperimentato ed utilizzato.

Il Plasma Ricco di Piastrine, è un preparato che si ottiene per centrifugazione di sangue venoso e contiene un numero molto elevato di piastrine in una piccola quantità di plasma.

L’attività riparativa del PRP a livello articolare è attivata dalla presenza dei fattori di crescita contenuti nelle piastrine.

L’infiltrazione intrarticolare di PRP autologo (cioè proveniente da sangue del paziente da trattare) può essere utilizzato in combinazione con trattamento di Cellule Staminali o Frazione Stromale Vascolare, che ne potenziano l’efficacia.

Studi che hanno valutato l’efficacia dell’associazione PRP-MSC intrarticolare nell’articolazione dell’anca hanno dimostrato che, a distanza di 30 giorni dalla somministrazione, questo trattamento combinato è in grado di migliorare la funzionalità articolare in misura superiore rispetto all’infiltrazione di sole MSC, anche se questa differenza non è statisticamente significativa.

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Trattamento dell’artrosi in caso di displasia dell’anca. Frazione Stromale Vascolare più PRP intrarticolare e endovenoso in combinazione: lo studio.

Questo studio, ha valutato l’efficacia e sicurezza dell’utilizzo combinato di SVF (Frazione Stromale Vascolare) e PRP (Preparato Ricco in Piastrine) in cani con artrosi derivante da displasia dell’anca a confronto con trattamento placebo.

Ai gruppi trattati è stata somministrata una combinazione di PRP e SVF per via intrarticolare ed endovenosa, mentre ai gruppi di controllo è stata somministrata soluzione salina sterile.

Medici veterinari, proprietari e valutatori erano all’oscuro dei gruppi di appartenenza dei pazienti.

In questi studi è importante conoscere alcuni aspetti, in particolare l’oggettività dei risultati ottenuti, anche grazie alla quantità di dati che sono stati messi a confronto, iniziali e alla fine dello studio.

I parametri tenevano in considerazione sia la valutazione da parte del proprietario che la valutazione del medico.
Le valutazioni iniziali hanno quindi preso in considerazione:

  • condizione fisica del cane, compreso il peso (body score),
  • età,
  • sesso,
  • razza,
  • articolazioni compromesse (una o entrambe),
  • storia e precedenti trattamenti,
  • durata della zoppia (che doveva essere presente come condizione obbligatoria),
  • grado della zoppia (valutata con parametro preventivamente accordato e stabilito).

Inoltre è stata fatta una valutazione ortopedica e neurologica per escludere altre possibili patologie in corso.

Per una valutazione ancor più oggettiva è stata utilizzata una strumentazione per la valutazione della distribuzione dei pesi (Pressure Sensing Walkway PSW).
E’ una pedana in grado di misurare il peso applicato su ogni arto dal cane.
Il paziente, più appoggia l’arto durante il movimento, meno dolore sente e questa strumentazione diventa quindi un modo oggettivo di valutare la dolorabilità.

Un questionario è stato fatto compilare al proprietario ed una valutazione radiografica è stata fatta da medici specializzati che hanno osservato il livello di degenerazione dell’articolazione.

Entrambi, come detto, erano all’oscuro del gruppo di appartenenza.

Le stesse valutazioni e misurazioni sono state fatte:

  • ad un tempo iniziale definito come 0, prima del prelievo delle cellule,
  • dopo 4 settimane,
  • dopo 8 settimane,
  • dopo 12  settimane,
  • e dopo 24 settimane dal trattamento.

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Conclusioni dello studio.

La prima cosa che si voleva dimostrare era la sicurezza di questo tipo di trattamento, che si è dimostrato sicuro, non avendo riscontrato sintomi di malattia nei sei mesi successivi al trattamento.

Inoltre, grazie agli strumenti di misurazione (Picchi di Forza Verticale -PVF- e il modulo di valutazione del dolore -CBPI-) sono stati riscontrati miglioramenti e diminuzione del dolore, nel gruppo trattato, rispetto a quello di controllo.

Miglioramento sia nella riduzione del dolore, che nella valutazione della zoppia, che nella capacità motoria dell’articolazione sono invece stati notati nei controlli successivi.

Questo risultato (dopo un solo trattamento) è persistito per 6 mesi e non è stato osservato nel gruppo di controllo.

E’ stato inoltre notato che la diminuzione del dolore ha probabilmente portato i soggetti a muoversi maggiormente e quindi a perdere peso, migliorando ulteriormente il risultato del trattamento.

In conclusione, nonostante il numero limitato dei soggetti trattati che non può certo essere considerato significativo, questo studio, a paragone con molti altri effettuati con applicazione di solo PRP intrarticolare o di sola iniezione intravenosa di cellule staminali, può dimostrare la sicurezza del trattamento e la possibilità di considerare questa associazione come una possibile alternativa o come adiuvante terapeutico in cani affetti da osteoartrosi invalidante derivata da displasia dell’anca.

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Per maggiori informazioni:


Fonte.

Effects of administration of adipose-derived stromal vascular fraction and platelet-rich plasma to dogs with osteoarthritis of the hip joints.

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