Dott.ssa Silvia Bonasegale Camnasio

L’IBD (Inflammatory Bowel Disease) nel cane e nel gatto, consiste in un gruppo di malattie caratterizzate da persistenza di segni clinici ed evidenza istologica di infiltrazioni cellulari infiammatorie di origine sconosciuta, per cui viene definita una malattia idiopatica (senza causa nota).

A seconda della localizzazione anatomica e dalla natura cellulare prevalentemente coinvolta, si classificano diverse forme di IBD.
In questo articolo facciamo il punto su come si manifesta la malattia, come si fa la diagnosi e quali sono i trattamenti che più frequentemente vengono utilizzati.

IBD nel cane e gatto

L’IBD viene definita come una Infiammazione dell’Intestino (Inflammatory Bowel Disease).
La mucosa del piccolo e del grosso intestino viene infiltrata da popolazioni cellulari di natura infiammatoria.

A seconda del tipo cellulare predominante, si classifica in:

  • linfoplasmacellulare,
  • eosinofilica,
  • granulomatosa,
  • neutrofila, ecc.

Esistono anche forme miste, nelle quali, nella parete intestinale, sono presenti più tipi cellulari.

E’ una patologia cronica, i cui sintomi gastroenterici, come vomito e/o diarrea, possono presentarsi con gravità differente nei diversi casi.

IBD cane e gatto

IBD nel cane e gatto: le cause

Come detto, non si sa con certezza come e perché questa condizione infiammatoria si instauri.

Le cause più probabili possono essere:

  • batteriche,
  • parassitarie,
  • ambientali,
  • disordini psicosomatici (stress continui e ripetuti anche quotidianamente),
  • allergie o intolleranze alimentari,
  • predisposizione genetica,
  • effetti collaterali dovuti a farmaci (antibiotici e cortisonici, soprattutto nei cuccioli).

Una delle teorie più recenti e più accreditate [1] riguarda la ridotta capacità di tollerare, da parte dell’organismo, antigeni endogeni, alimentari e la microflora intestinale propria, alterazione che porterebbe ad una infiammazione cronica della parete intestinale, con conseguente perdita di impermeabilità.

L’IBD pare abbia primariamente una causa immunomediata, così come avviene nell’uomo.

La mucosa intestinale, per una o più di queste cause, riduce la sua funzione di barriera, diventando permeabile e creando una risposta immunitaria abnorme, sotto lo stimolo della microflora intestinale.[2]

La mucosa intestinale, in condizioni normali, è costantemente sollecitata da parte di batteri e di antigeni e svolge una funzione di controllo nell’esporre tali antigeni al sistema immunitario intestinale (GALT) che, quando stimolato, può attivare sistemi di protezione contro agenti patogeni oppure può rimanere inattivo di fronte a semplici antigeni ambientali innocui.

Un’alterazione nel sistema di immunoregolazione intestinale sfocia in risposte abnormi ad agenti che normalmente non avrebbero creato tale risposta.
Fatta eccezione delle forme eosinofiliche, i fenomeni di intolleranza alimentare e di allergie alimentari sono certamente una causa di IBD, anche in questo caso associata presumibilmente ad aumentata permeabilità della mucosa intestinale.

IBD nel cane e nel gatto: i sintomi

I sintomi dell’IBD possono essere, a seconda della gravità, più o meno persistenti e gravi.
Sono caratterizzati da:

  • diarrea, da sola o in combinazione con
  • vomito,
  • melena,
  • ascite,
  • edema periferico,
  • perdita di peso,
  • apatia,
  • borborigmi,
  • flatulenza,
  • dolori addominali.

Alcuni pazienti mostrano come unico segno l’inappetenza e questo è più frequente nel gatto che nel cane.

Uno studio retrospettivo ha messo in evidenza come, nel gatto, i sintomi più frequenti in caso di IBD linfoplasmacellulare fossero:

  • perdita di peso,
  • vomito intermittente progressivo e tendente al quotidiano,
  • diarrea,
  • anoressia.

Nel cane il vomito è un sintomo ricorrente in caso di IBD, nonostante possa essere intermittente per mesi o anni, prima di diventare frequente e preoccupante.

Sempre nel cane è frequente la diarrea intermittente cronica o intrattabile.
In questi casi sarebbe importante cercare di stabilire se la diarrea origina dal piccolo o dal grosso intestino.

Non esistono evidenze specifiche sulla predisposizione dell’IBD nel cane e gatto, ciononostante pare che esista una maggior incidenza nelle razze:

  • Pastore Tedesco,
  • Yorkshire Terriers,
  • Cocker Spaniels,
  • gatti di razza.

Anche lo Shar-Pei ha una particolare predisposizione che può sfociare in una forma di IBD spesso grave.
I cani di questa razza affetti da IBD presentano:

  • appetito capriccioso,
  • diarrea cronica,
  • perdita di peso,
  • disbiosi intestinale.

I cani di questa razza che presentano diarrea per 3 o 4 settimane  possono sviluppare ipoproteinemia ed è importante, in questi soggetti, fare un profilo biochimico completo.

La presenza di ipoproteinemia è indice di gravità o  di persistenza del problema e va considerato un dato importante in grado di indicare la progressione della malattia.

L’età in cui si manifesta l’IBD è variabile, con un’età media che si aggira intorno ai 6 anni, sia nel cane che nel gatto, anche se in cani di grossa taglia la malattia può manifestarsi anche prima dei 2 anni.

Sostieni la nostra associazione

IBD nel cane e nel gatto: la diagnosi

La diagnosi di IBD è piuttosto complessa e necessita di competenze specifiche in diversi campi; inoltre, è resa ancora più complicata dalla difficoltà a stabilirne le cause, così come dalla mancanza di un protocollo terapeutico standardizzato.

A questo scopo è nato il gruppo di studio della WSAVA ( the World Small Animal Veterinary Association) per la standardizzazione delle malattie gastrointestinali.
Questo gruppo ha stabilito che, per la diagnosi di IBD, sarebbe necessario:

  • eliminare altre cause di diarrea cronica,
  • effettuare test serici per disordini gastrointestinali.
    In particolare:
    cane: TLI, folati, cobalamina, permeabilità intestinale, inibitori proteasi fecali-α-1
    – gatto: T4, fTLI, FeLV and FIV, fTLI
  • determinare l’attività dell’indice CIBDAI o CCECAI (vedi schema sotto),
  • effettuare esami endoscopici, inclusi prelievi della mucosa gastrointestinale con biopsia.
IBD nel cane e gatto

Fonte immagine Indice CIBDAI

punteggio CCECAI IBD nel cane

Di solito, gli esami di base non mettono in evidenza anomalie particolari.
Valori anormali potrebbero essere:

  • leggera anemia non rigenerativa,
  • leucocitosi (suggestiva di una malattia cronica in corso),
  • eosinofilia da moderata a severa,
  • ipoproteinemia,
  • enzimi epatici potrebbero subire variazioni

E’ anche importante fare una valutazione della presenza di tossine da Clostridium Perfrigens.

Nella diagnosi differenziale è importante escludere la presenza di Insufficienza pancreatica.

Il test finale per la certezza diagnostica è rappresentato dalla biopsia e dall’endoscopia.

IBD nel cane e nel gatto: la terapia

La terapia dell’IBD prevede differenti approcci, sia dietetici che farmacologici.
Il suo successo dipende dalla corretta diagnosi e dalla sua accuratezza.

Lo scopo primario della terapia è quello di ridurre i sintomi quali:

  • diarrea,
  • vomito,
  • dimagramento.

Considerando che la causa principale della patologia è soprattutto data dalla risposta infiammatoria/immunitaria all’esposizione ad antigeni, la terapia farmacologica dovrebbe cercare di modulare tale risposta da parte della mucosa intestinale.
Contemporaneamente, bisognerebbe cercare di limitare l’introduzione di antigeni, come possibili cause.

Dieta in caso di IBD

Grazie a Marilyn & Grace Photo

IBD e dieta

Da questo punto di vista la dieta risulta di fondamentale importanza.

L’approccio alimentare può anche avere funzione diagnostica, soprattutto se si somministrano alimenti, mai assunti prima, che consentono di differenziare le malattie infiammatorie da quelle responsive a cambio alimentare.
Una dieta così formulata viene anche definita dieta ad esclusione.

Cos’è la dieta ad esclusione?

È una dieta in cui si individua un alimento sospetto di creare problemi e che viene eliminato dalla dieta. Quindi, si sceglie una proteina di origine animale, possibilmente che non è stata assunta da almeno 6 mesi, e si somministra solo quella (in combinazione o meno con una proteina vegetale in base alle indicazioni del medico nutrizionista), valutandone la risposta.

Se la remissione dei sintomi non avviene si cambia proteina, fino ad arrivare a risultato e modulazione della dieta definitiva in base alla sintomatologia.

In generale, la dieta per cani e gatti con IBD deve comprendere [1]:

  • alimenti altamente digeribili,
  • alimenti con pochi grassi,
  • solo proteine ad altissimo valore biologico, soprattutto nei casi di malassorbimento proteico in cui l’intestino non riesce a trattenere le proteine a causa della sua permeabilità o per modificazione della mucosa,
  • un rapporto Ω3 e Ω6 ottimale, per ridurre l’apporto infiammatorio e compensare la quota di grassi comunque necessaria,
  • apporto di fibre FOS (FruttoOligoSaccaridi) e MOS (MannanOligoSaccaridi) per un corretto nutrimento della flora batterica intestinale;
  • apporto di Glutammine, fondamentali per ridurre l’atrofia dei villi: è il nutrimento principale degli enterociti (le cellule intestinali).

In caso di infiammazione del piccolo intestino, dovrebbero essere somministrate diete a basso residuo (quindi con poche fibre); il contrario per l’infiammazione del grosso intestino.

In queste circostanze è importante non creare carenze di amminoacidi essenziali.

La proteina scelta per la dieta ad esclusione dovrebbe essere somministrata per almeno 6 settimane.

La sola dieta può essere efficace (soprattutto nelle coliti croniche) e nei gatti.
La dieta, inoltre, quasi sempre è in grado di coadiuvare il trattamento farmacologico, consentendo di ridurne il dosaggio.

Comunque, deve essere il primo approccio terapeutico da valutare, soprattutto in caso di IBD  di lieve entità, giudicata in base sia allo stato generale del soggetto che all’esito della biopsia.

Probiotici e IBD

I probiotici dovrebbero venire inclusi nella dieta, soprattutto quando la dieta da sola non è sufficiente a controllare la malattia e se i sintomi non sono gravi.

È stata dimostrata una interazione tra i batteri del genere Lactobacillus spp, Enterococcus Bifidobacterium e il sistema immunitario della mucosa intestinale (GALT), per cui si modificherebbe positivamente l’equilibrio tra citochine pro-infiammatorie e antinfiammatorie. [3]

I probiotici hanno la capacità di sopprimere la crescita dei batteri patogeni e di modulare la risposta immunitaria stimolando la capacità fagocitaria e la produzione di anticorpi IgA.

L’importanza del microbiota intestinale nella patologia è alla base di uno studio in cui il microbiota fecale è stato trapiantato in cani non responsivi alle comuni terapie mediche, pratica che in umana è diventata di routine in caso di infezioni ricorrenti da Clostridium difficile. [4]

Terapia farmacologica in caso di IBD

Negli ultimi anni sono stati fatti molti studi sulle possibilità terapeutiche dell’IBD.

Le terapie standard prendono in considerazione, oltre alla dieta ad esclusione, anche terapie immunosoppressive ed antibatteriche.

I dosaggi e la combinazione di farmaci devono essere valutate in base alle modificazioni del punteggio derivante dal CIBDAI o del CCECAI, da moderato a leggero a grave, anche per comprendere l’andamento della malattia.

I farmaci più frequentemente utilizzati sono:

  • immunomodulatori naturali (β-glucani, come integratori) e sintetici, soprattutto in casi moderati;
  • sulfasalazine e farmaci associati, soprattutto in caso di IBD del grosso intestino (un effetto collaterale di questa terapia potrebbe essere l’insorgenza di cheratocongiuntivite secca nel cane);
  • antibiotici, considerati come trattamento valido solo in caso di enteropatogeni non diagnosticabili;
  • corticosteroidi: possono essere utili sia in caso di infezione del piccolo e del grande intestino; il dosaggio dovrebbe essere controllato e modulato ogni 7 – 10 giorni per limitare gli effetti collaterali del farmaco e per trovare il dosaggio minimo in grado di ottenere la massima efficacia terapeutica.

Segni prognostici nell’IBD.

La risposta terapeutica è molto variabile in base al soggetto, alla gravità iniziale della malattia ed anche alla possibilità di individuare la reale causa.

Un segno prognostico negativo, oltre alla ipoproteinemia, è anche la ipoalbuminemia (Fonte).

La qualità di vita del cane non è buona e la prognosi non sempre è positiva.

Nuove frontiere per L’IBD nel cane e gatto.

Le Cellule Staminali Mesenchimali hanno mostrato capacità imunomodulatrice ed antinfiammatoria.
Uno studio ha messo in evidenza la possibilità, fattibilità e sicurezza del trattamento dell’IBD nel cane con Cellule Staminali Mesenchimali.

Nel prossimo articolo valuteremo i risultati di questo studio.

Infine, un ultimo consiglio: se ancora non l’hai fatto valuta la possibilità di attivare una assicurazione malattia e infortunio Tippet (Powered by Marsh).

Con meno di 1 euro al giorno, potrai far fronte alle spese mediche, diagnostiche e chirurgiche veterinarie del tuo pet (compreso le terapie rigenerative).

Per maggiori informazioni:


Bibliografia
  1.  Treatment of Inflammatory Bowel Disease IBD in dogs and cats
  2. Inflammatory bowel disease related innate immunity and adaptive immunity

  3. Ghosh S, van Heel D, Playford RJ (2003) Probiotics in inflammatory bowel disease: is it all gut flora modulation?Gut 53: 620-622
  4. Trapianto del microbiota fecale in 16 cani affetti da IBD idiopatica.

Potrebbero interessarti anche

cardiomiopatia dilatativa del cane
dermatite atopica nel cane
IBD cane e gatto
come riconoscere il dolore nel cane
osteoartrosi nel cane problemi e trattamento
Artrosi nel cane